Randazzo
Stato: Italia
Regione: Sicilia
Provincia: Catania
Coordinate: 37°53'0?N 14°57'0?E? / 37.88333, 14.95Coordinate: 37°53'0?N 14°57'0?E? / 37.88333, 14.95
Altitudine: 765 m s.l.m.
Superficie: 204 km²
Abitanti: 11.215 07-2006 (ISTAT)
Densità: 55 ab./km²
Frazioni: Flascio, Monte la Guardia, Murazzorotto
Comuni contigui: Adrano, Belpasso, Biancavilla, Bronte, Castiglione di Sicilia, Centuripe (EN), Floresta (ME), Maletto, Nicolosi, Regalbuto (EN), Roccella Valdemone (ME), Sant'Alfio, Santa Domenica Vittoria (ME), Tortorici (ME), Troina (EN), Zafferana Etnea
CAP: 95036
Pref. telefonico: 095
Codice ISTAT: 087038
Codice catasto: H175
Nome abitanti: randazzesi
Santo patrono: SS Maria Assunta - San Giuseppe
Giorno festivo: 15 agosto - 19 marzo
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Storia
L'origine del nome e l'origine della città
Di origine prettamente medioevale, giace però su un territorio in cui si sono incontrate le più disparate civiltà: greci, romani, bizantini, arabi, normanni, aragonesi hanno lasciato tracce di alto valore documentario ed artistico in essa.
Le origini del suo nome sono tuttora un mistero legato alla sua fondazione.
Le antiche mura e i resti di un bagno che ancora oggi rimangono a Randazzo, ci attestano che qui c’era un centro di abitazione sin dal tempo dei Romani in Sicilia, anzi l’Arezzo, Filoteo degli Omodei, il Riccioli ed altri vogliono che Randazzo fosse abitata prima delle colonie greche.
Diamo qui di seguito le versioni attualmente accreditate:
Il toponimo deriverebbe, secondo l’Amari (Storia dei musulmani di Sicilia), da un patrizio bizantino governatore di Taormina degli anni 714-745 (VIII secolo) di nome Randàches (o Randag). Esso compare per la prima volta in un diploma di Ruggero II del 1144, al quale segue, alla metà del XII secolo, un privilegio dello stesso Ruggero concernente gli abitanti di S. Lucia in territorio di Milazzo, i quali sono equiparati ai "lombardi Randacii". Esso proverebbe il precedente insediamento di una colonia di "lombardi" nel territorio randazzese, che si aggiunse ai preesistenti nuclei greco e latino. Attorno al 1154 il geografo arabo del re Ruggero II El-Edrisi descrive Randazzo come un villaggio "del tutto simile ad una cittadina con un mercato che pullula di mercanti ed artigiani", testimoniandone il particolare periodo di prosperità economica.
Lo storico Arezzo crede invece che Randazzo sia sorta sulle rovine di quella “Trinacium” (da Tiracia, città fondata da coloni greci) che fu distrutta dagli arabi nel IX secolo, il cui nome, corrompendosi, sarebbe divenuto Rinacium, da cui Randadum.
È opinione del geografo Filippo Cluverio che l’odierna Randazzo sorgesse nel luogo già occupato dall’antica "Tissa", questa ipotesi è suffragata da reperti archeologici rinvenuti nella zona e risalenti al periodo greco e attraverso Tissa si sarebbe sviluppata la civiltà ellenica lungo la Valle dell’Alcantara (l’antico Akenises). Anche Cicerone nomina l’antica Tissa nelle sue orazioni contro Verre, come soggiorno di laboriosi agricoltori che non poterono opporsi alle vessazioni di quel rapace pretore inviato dai romani in Sicilia.
Della cittadina, che si trova a 754 m s/m, sembra accertata, tuttavia, la presenza di insediamenti umani nel territorio dell’attuale Randazzo a partire dal VI secolo a.C., come testimoniano i numerosi reperti archeologici risalenti a quell’epoca rinvenuti nelle contrade S. Anastasia e Mischi. Gli esiti di ulteriori campagne di scavo attesterebbero la persistenza di agglomerati abitati nelle epoche successive fino all’epoca della dominazione araba dell’isola, durante la quale Randazzo pare abbia assunto un rilevante ruolo strategico, mantenuto, in seguito, durante il periodo normanno, al quale risale l’edificazione del presidio munito e della cinta muraria. E fu proprio alla sua particolare posizione strategica nell’itinerario che, dall'interno dell’isola, portava da Palermo a Nicosia per poi diramarsi nelle due direzioni di Catania o Messina che Randazzo dovette la sua configurazione di città possesso del demanio regio e sottratta, per questo, alle infeudazioni. Infatti Randazzo diviene città demaniale della Vallo di Demone e gli viene dato l’appellativo di “Plaena” da Federico II nel Parlamento di Messina dell’anno 1233, e il santo patrono della città è San Giuseppe. Ma l'attuale città è di origine bizantina e infatti a pochi chilometri da Randazzo si possono visitare i ruderi dì antiche chiese bizantine chiamate Cube.
Sino al sec. XVI vi si parlavano tre lingue: il greco nel quartiere San Nicola, il latino nel quartiere Santa Maria e il lombardo nel quartiere San Martino, essendosi la città formata dall'unione di tre differenti gruppi etnici; ad opera dei lombardi divenne una roccaforte dei re Normanni in lotta contro gli arabi. Randazzo ha conservato quasi interamente il suo aspetto medievale essendo stata sempre risparmiata dal vulcano pur essendo il comune più vicino al cratere centrale dell’Etna (15 km circa).
Generali Parlamenti di Sicilia tenutesi a Randazzo.
Il primo sarebbe stato convocato nel Monastero di San Domenico da Federico III di Sicilia detto il Semplice, per sancire la definitiva sottomissione del partito Chiaramontano che faceva capo alla Famiglia Chiaramonte.
Il secondo venne indetto da Artale II Alagona, tutore della Regina Maria di Sicilia, per proclamare questa erede al trono di Sicilia, e si tenne nella (Chiesa di San Nicola), dopo il 1377.
Il terzo venne convocato dalla Regina Bianca di Navarra il 3 luglio 1411.
Il quarto si tenne, sempre nella (Chiesa di San Nicola), nel 1411 sotto Ferdinando I d'Aragona.
Il quinto si tenne, sempre nella (Chiesa di San Nicola), nel 1414 sotto Ferdinando I d'Aragona.
Attualmente conserva il titolo di conte e signore di Randazzo, don Vincenzo Maria Paolo Federico Aimone Santoro di Randazzo e Letojanni, assistente al Soglio Pontificio.
IL CENTRO
Randazzo potrebbe essere definita la città nera, nera di lava che viene utilizzata non solo per lastricare le strade, per sottolineare archi di porte e finestre (si veda ad esempio in corso Umberto, N° 100 l'edificio con belle bifore divise da colonnine tortili), ma che diviene la pietra base per costruire i monumenti, prima fra tutti la Chiesa di S. Maria.
S. Maria - L'edificio, iniziato nel XIII sec., è stato più volte rimaneggiato. Dell'originario impianto rimangono le absidi, tipicamente normanne, alte, possenti e decorate da sobrie arcatelle cieche, ed il lato destro, decorato da bifore e trifore. La facciata ed il campanile, in stile neogotico. risalgono al XIX sec. Il nero della pietra Iavica. base della costruzione, contrasta piacevolmente con il bianco delle finestre e dei portali. La sacrestia, corpo esterno alla chiesa, ospitava in passato il tribunale ecclesiastico.
San Nicolò - Corso Umberto è la principale arteria del centro storico. Dopo pochi passi imboccare a destra via Roma. Una traversa sulla sinistra permette di raggiungere piazza S. Nicolò, dominata dall'omonima chiesa. Edificata nel 1594, presenta una facciata i cui elementi strutturali sono sottolineati dalla pietra lavica. Il campanile risale al 1783.
Palazzo Clarentano - Sulla piazza si affacciano anche Palazzo Clarentano (1508) il cui prospetto è arricchito da belle bifore divise da esili colonnine e la Chiesetta di S. Maria della Volta (XIV sec.).
Via degli Archi - Sulla destra di Palazzo Clarentano, si apre la deliziosa Via degli Archi coronata, come suggerisce il nome, da una serie di archi. Dalla piazza proseguire per via Polizzi che permette di ammirare, in una stradina sulla destra, il bel portale lavico di Casa Spitaleri.
Proseguire lungo via Duca degli Abruzzi. Sulla destra si incrocia via Agonia, così chiamata perchè, si narra, veniva fatta percorrere dai condannati a morte che dal castello-carcere venivano portati alla Timpa, davanti a S. Martino, ove venivano giustiziati. Lungo la via si può ancora vedere un esempio tipico di casa trecentesca, caratterizzata da un vasto locale a pianterreno e due stanze quadrate al primo piano (visibile solo dall'esterno). Via Duca degli Abruzzi confluisce in corso Umberto. Un arco sulla destra ci indica l'antico ingresso del Palazzo Reale, di cui oggi resta solo parte della facciata, con una bella fascia marcapiano bicroma e due bifore. Il palazzo, prima di essere distrutto dal terremoto del 1693, ha ospitato personaggi famosi quali Giovanna d'inghilterra, sposa di Guglielmo II il Normanno. Costanza d'Aragona (la località era stata scelta come residenza estiva dalla corte aragonese) e, nel 1535, Carlo V.
Chiesa di S. Martino - Riedificata nel XVII sec., è fiancheggiata da un bellissimo campanile che risale al XIII-XIV sec. Coronato da merlatura, oltre la quale si affaccia un'aguzza cuspide ottagonale, è arricchito da eleganti monofore accostate, sottolineate da profonde bande policrome, e da belle trifore ogivali. All'interno della chiesa sono conservate due Madonne di scuola gaginesca ed un polittico attribuito ad Antonello de Saliba, allievo di Antonello da Messina. Sul lato opposto rispetto alla chiesa sussistono i resti del castello-carcere iniziato nel XIII sec. ed inizialmente torre della cinta muraria che racchiudeva la cittadella medievale. Poco oltre, la Porta di S. Martino ne costituiva uno degli accessi.